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Storie di Baratti al Serpentone

Il baratto teatrale.
Ti regalo una storia, un pezzo dalla Cantata dei giorni pari di De Filippo, oppure Le piccole cose di S. Benni e ancora La lettera d’amore di Karl Valentin, e anni e anni di monologhi, sketch, scene che LA KLASS (laboratorio di ricerca scenica della compagnia Gommalacca Teatro) può tirare fuori dal cappello.
In cambio ti chiedo spettatore stradale, che ti trovi alla fermata dell’autobus o dal parrucchiere, visto che siamo arrivati fino a te… a scovarti… ti chiedo una storia.

E non una qualunque. La storia del ricordo più bello che hai di questo quartiere.
Quale? Il Serpentone, Rione Cocuzzo, Potenza, 2017 of course.
Così, proprio così è andata la nostra prima azione di teatro e cittadinanza con alcuni abitanti del quartiere Cocuzzo sabato 4 marzo.
È il primo passo verso la costruzione di quella comunità di cui parliamo nel progetto SULLA NAVE, quella necessità che abbiamo di connnetterci a chi vive nel quartiere cercando i  cittadini ad uno ad uno.
Per lasciarci una  traccia a vicenda, negli occhi per le risate, il teatro all’improvviso la vicinanza, che è bella e ci fa sentire attivi.

Il nostro autentico bottino per ora è composto da un gruppo scanzonato di signori non più giovanissimi che ci dicono “una cosa bella nel quartiere ce l’avevamo e ce l’hanno tolta” e lo sguardo di una ragazza dal parrucchiere, che mentre faceva la tinta aveva accanto una signora anziana, composta e molto dolce.
Lei ci confessa che il ricordo più bello che ha, è proprio quello della sua cuoca, lì seduta accanto a lei.
La cuoca del vecchio asilo nido del quartiere, la creatrice di minestroni e past’asciutte che indissolubilmente significano la sua infanzia sotto i portici del Serpentone.
E le guance rosse di Antonio che gestisce il bar della passerella.
Di ricordi belli ce ne sono dice. Molti.
L’uscita di scuola, la cartella buttata in un angolo e la partita a calcetto.
I ricordi belli ci sono, in questo quartiere.
Cosa manca in questo quartiere? Niente, c’è tutto (ed è vero) la farmacia, la scuola, il nido, il parcheggio, la posta, il super, il fiorista, i bar, la sartoria, il parruchiere, il negozio di ricambi, il veterinario, le scale mobili, i casalinghi, la chiesa, il mercato, il parco giochi…
Cosa manca di bello?
Un luogo in cui potersi ritrovare.
E la Nave?
“La Nave, dice una signora di Montereale (un’altra bella zona della città) non è bella né brutta fino a quando non gli si dà un senso”

Cosa accade nelle persone se gli si comunica “Noi siamo qui, con quello che sappiamo della vita e del raccontare storie”, siamo qui perchè vogliamo costruire con voi un percorso civico e artistico?
Accade, che tranne in pochissimi casi, si incontreranno sguardi distesi, piacevolmente commossi dalla tua condivisone e disposti finalmente a lasciarsi andare.
Tutti cerchiamo la bellezza.
E lì nel Serpentone la troveremo, noi l’abbiamo trovata facendo teatro alle fermate dell’autobus e dal parrucchiere con una parte della nostra comunità teatrale.
Grazie a chi è andato in scena lanciandosi nel vuoto come Alice e a chi per ora ha solo assistito: Antonietta, Giampiero, Giusi, Maria Chiara, Adriano, Claudia, Tosca, Ida, Ottelio, Michele.