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go&see n.2 Le Voyage a Nantes o della politica che ha bisogno della cultura.

go&see n.2 Le Voyage a Nantes
Alla fine di questo viaggio nelle città della Valle della Loira francese tra Nantes e Angers ritorneremo in Basilicata portando in dote un bene prezioso:
l’arte nello spazio pubblico, il ruolo dell’artista in un mondo di cittadini attivi e senzienti, des rêve sauvage (dei sogni sfrenati), il vero e proprio “paesaggio culturale” di persone e luoghi, una città dall’aspetto diffusamente grigio (Nantes) dall’economia d’attività industriali dalla metallurgica ai cantieri navali, riscoperta capitale verde d’Europa, simbolo del bien vivre, del brutto diventato bello perché finalmente reso visibile, compreso, valorizzato, politicamente immaginato, amato … e soprattutto “riconosciuto” come bene comune.
Nantes la città di Jules Verne il cui museo occhieggia dall’alto sulla Loira che penetra la città, e disegna “l’Ilê de Nantes” l’isola fluviale -nel passato terra di nessuno- ex area ferroviaria costellata di capannoni per i cantieri navali, rinata grazie dalla ristrutturazione urbana e diventata: patrimonio industriale, paesaggio di sperimentazione dell’architettura contemporanea, spazio inusuale che ospita la fabbrica di macchine fantastiche (elefanti meccanici alti venti metri, grossi ragni e giostre alla Da Vinci), paesaggi lunari su cui saltare, Gru ridipinte e illuminate come navicelle spaziali, piccole spiagge attrezzate per i barbecue sul fiume, orti urbani immensi, gallerie d’arte, locali stravaganti, scuole, asili nido, spazi verdi, centri socio-culturali, e persone, molte, di ogni età.
Una città che tra il XV e XIX secolo era la prima porta degli schiavi destinati alla Francia insieme a molte altre città europee di quel periodo, e che racconta del suo passato attraverso il “Memorial de l’abolition de l’esclavage”, una camminata sottoterra in un corridoio di cemento e vetro: scopriamo che i nomi delle navi che trasportavano centinaia e centinaia di schiavi sono ispirati all’amicizia, alla bellezza e ai santi: L’Amitié, la Belle Marie, le Saint Paul.
 
Ovunque, letteralmente, è pensata la presenza dei bambini e tutti gli spazi di gioco sono occasione magnifica per esprimere arte, curiosità e bellezza. Vicino nella Place Mercoeur c’è un grosso mostro marino di legno, liberato dalla sabbie profonde racconta l’autore artista e architetto Kinya Maruyama che sbuffa vapore, offre gimkane attraverso la sua pancia, scivoli lungo la sua lingua e si “innaffia”la schiena decorata di piante pendenti. Oltre alle fontane/piscine, Paysage Glissé (paesaggi scivolati) intorno al Castello dei Duchi di Bretagna e innumerevoli interventi artistici di grandi dimensioni che provocano la città e i suoi abitanti residenti e transitori.
Nella città è sufficiente seguire l’ormai famosa “Ligne Vert” la linea verde disegnata sull’asfalto attraverso i marciapiedi, i ponti pedonali , i parapetti in ferro per seguire le 52 tappe di quest’anno. Di anno in anno dal 2012 la città in estate si arricchisce di nuove visioni e tiene in vita le altre, include tutto fino al delizioso mercato di Talensac ovvero l’arte di presentare il cibo.
Non è possibile in nessun modo riassumere questo viaggio, citeremo solo tre opere per cogliere il senso e che ci hanno maggiormente colpito.
Mon nom est persone (il mio nome è nessuno su per giù) l’esposizione di Alexande Perigot un artista totale nell’utilizzo dei linguaggi che si infiltra nella rete satura delle immagini dello spettacolo e dell’arte scuotendo questo meccanismo in stallo proponendoci Les anonymes. Tutti i musei, infatti, hanno una parte di opere anonime tra le loro collezioni. Queste opere che non hanno una firma ci autorizzano a raccontare più scenari. Un’occasione per guardare un’opera prodotta tra il XVII e XX secolo, senza la presenza dell’autore, liberi da pannelli, firme, fama e spiegazioni. L’uomo e la sua visione sull’opera un esercizio semplice e scioccante attraverso cui si avverte il “peso” di uno sguardo viziato.
Entrez Libre di Pick Up production.
Una prigione storica di Nantes che verrà abbattuta a breve. Su i suoi muri esterni ed interni l’arte murale di un collettivo di artisti che hanno dato voce alle sofferenze lancinanti dei suoi abitanti negli anni. “Per provocare il viaggiatore interiore, un invito ad attraversare le sbarre, la follia, vivere la saturazione”. Un’opera effimera di evasione onirica e di fuga magnifica.
BLKNTRNTL di Nicolas Darrot.
Teatro dell’Opera Graslin di Nantes sul palco un immenso drappo nero meccanizzato che sventola lentamente. Un’opera pensata per connettere il fuori al dentro. Quando l’abbiamo scoperta era infatti nel foyer del teatro tra le statue di Graslin e Moliére. Il codice è quello del Black International il primo gruppo di anarchici londinesi alla fine del 19°secolo. Visto così questo pennone di circa 10 metri agitato ritmicamente da un meccanismo, sembra minaccioso e vendicativo. Nella visione dell’artista è il prolungamento della bacchetta del direttore d’orchestra, e il drappo inclinato di 45° si agita simulando il suono del tempo e riflettendo sulla superficie lucida la forme della città. Iponotico, per noi manifesto del fantasma teatro morto e sepolto.
Impossibile non citare Le Lieu Unique ex fabbrica di biscotti le LU quelli piccoli al burro per intenderci, attuale punto di riferimento per la scena contemporanea di molti linguaggi performativi, con brasserie, libreria e al piano di sotto un hammam.
Tutto questo e molto altro ancora (il Museo D’arte, Le Jardin des Plantes, La Tour de Bretagne e l’immensa cicogna di Le Nid di Jean Jullien, La Cigale la brasserie Art Noveau immutata dal 1845 ) è Le Voyage a Nantes la società pubblica che ha cucito tra di loro le istituzioni e i luoghi artistici rappresentativi della Ville de Nantes e Nantes Métropole, un agglomerato di 24 comuni per un totale di 600.000 persone che raccoglie tutto il bacino di abitanti, aree agricole e urbanizzate della Loira, e che in vent’anni ha aumentato il numero dei residenti fino a 100.000 e prevede la stessa crescita fino al 2030.
L’Estuario del fiume è un grande appuntamento lungo 70 km di scoperte paesaggistiche e collezione d’opere d’arte contemporanee perfettamente integrate con le risorse naturali del percorso. Voyage a Nantes è uno degli ultimi progetti, forse il culmine, di una visione politica socialista che ha usato l’arte e la cultura come un’arma politica contro i propri avversari, ideata e progettata dall’attuale direttore artistico Jean Blaise, e dall’attuale Ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault, primo ministro dal 2012 a 2014 e ancora prima presidente di Nantes Métropole.
Nantes è anche la città dove risiede, in due immensi hangar sul porto ceduti dalla città, in Quai Cordon Bleu 1, la compagnia di teatro di strada Royal-de-Luxe.
Il direttore artistico si chiama Jean Luc Colcourt nel 1996 riceve il Grand Prix National du Théâtre lo stesso di Ionesco, Beckett, Barroult, Mnouchkine, Anouilh per citarne alcuni. Penetrare nella fortezza significa attraversare un cantiere, scoprire la testa di una razzo a grandezza naturale appena uscita da un romanzo di Verne, risalire molte scale le cui pareti parlano dei decenni di lavoro e del giro del mondo delle loro produzioni.
Prima di incontrare la direttrice esecutiva Gweanelle Raux sentita fino al quel momento tramite mail e telefono, mi portano nel “museo” così lo chiamano in compagnia. Noi generalmente li chiamiamo depositi in cui si trovano gli attrezzi di scena, ma i loro sono davvero speciali. In effetti Messieur Colcourt nel 1993 ha un’intuizione poetica, fa cadere un gigante dal cielo. Un gigante sì, un essere di legno, macchine e stoffa che indossa uno scafandro. È alto 15 metri e nella costumeria mi trovo dinanzi al suo cappotto vero e proprio, è appeso ad una gruccia e parte dalla sommità del capannone.
Nella penombra scorgo i piedi della piccola gigante sua nipote, e all’improvviso incrocio i suoi occhi, la testa è imballata e mi guarda.
C’è lì dentro una vita di visioni nate nel principio da Jean Luc Colcourt e Didier Gallot-Lavallée (già protagonista del nostro primo go&see, quello a Roma).
Nei giorni trascorsi a Nantes dopo aver visto due volte il nuovo spettacolo “Les miniatures” e aver incontrato Gwenaelle Raux il desiderio di far crescere il progetto  per cui siamo stati selezionati dalla Fondazione Matera 2019 è cresciuto sempre di più. Avere la possibilità di confrontarci con personaggi straordinari significa portare a Potenza e Matera e in tutta la Basilicata giganti che cadono dal cielo e raccontano storie straordinarie di semplicità e poesia per tutte le persone.
Una delle esibizioni memorabili a Liverpool riuscì ad attrarre 3.500.000 spettatori.
Colcourt fin dagli inizi sceglie il teatro di strada perché crede che sia il modo migliore per avvicinare le persone, sovvertire la realtà e iniettare di ironia e poesia i luoghi spesso trascurati o distrattamente vissuti del nostro quotidiano, le strade appunto. Segue due regole d’oro: gli spettacoli devono svolgersi all’aperto, ed essere gratuiti.
Degli sviluppi di questo dialogo speriamo di parlarvi, intanto ci prepariamo al go&see di settembre-ottobre in cui vedremo i giganti cadere dal cielo di Ginevra.
Questo viaggio ci ha consentito di vivere luoghi capovolti dall’operazione culturale, una dimensione artistica non invadente nella promozione degli eventi, file leggere e scorrevoli, una soluzione capace di far fruire la città anche in poco tempo, sentirla rigenerata dagli sguardi e presenze dei turisti che diventano questa volta davvero “abitanti culturali”, spirito europeo al di là delle caratteristiche e delle “nazionalità”.
Concludiamo dicendo che senza una visone politica reale nessuna città della Basilicata potrà godere realmente dell’arrivo di soldi, relazioni, e grandi artisti che la Matera2019 riuscirà ad attrarre.
È necessario che politicamente si provi ad amare questo territorio e quando diciamo politicamente ci rivolgiamo agli amministratori e ai cittadini.
A quelli che aprono attività imprenditoriali, a quelli che fanno volontariato, agli artisti, ai sindaci e gli assessori.
La Basilicata possiede un patrimonio inesauribile del passato e del presente, esprime un’anima contemporanea pur restando profondamente ancorata alle sue caratteristiche originarie, è bene che finalmente si diventi politicamente coscienti di questo. E se pur dovesse essere l’unico pungolo l’elettorato e le poltrone, bisogna sapere che l’ARTE ha un potere straordinario, molto più dei favoritismi e della relazione corta. L’ARTE intesa in tutti i suoi linguaggi espressivi connette le persone tra di loro, migliora la vita, dà speranza di futuro ai ragazzi di questa terra. Investite nell’arte non solo nel petrolio, nell’eolico, e in tutto il resto che sembra avere la priorità, prima o poi tutto si esaurirà, l’immaginazione dell’uomo no.