IL FILO IMMAGINARIO – ARTISTI NEI TERRITORI

Il filo immaginario è il progetto di residenza ministeriale triennale di Gommalacca Teatro. Un titolo che evoca la nostra concezione delle residenze come opportunità di scambio, relazione, creatività, in cui i percorsi artistici si intrecciano con le storie dei territori e delle comunità che li abitano.

La residenzialità di artisti, pedagoghi, drammaturghi, artisti visivi, ricercatori è sempre stata tra gli obiettivi pedagogici, formativi e produttivi della compagnia, con il fine di costruire intorno all’artista residente una comunità intergenerazionale di partecipanti, futuri spettatori, nuove generazioni di artisti e favorire la nascita di collaborazioni sulla scala regionale, nazionale e internazionale.

Ci vorremmo rifare all’esperienza francese, laddove il concetto stesso di “residenza artistica”, nella sua moderna accezione, si è andato sviluppando: da residenza di compagnie per la creazione di un pubblico in aree culturalmente depresse e quindi legata ad un progetto di decentramento culturale, a residenze di creazione per lo sviluppo di un progetto performativo. Con la concreta possibilità di far parte di un sistema regionale e nazionale di residenze artistiche, Gommalacca Teatro intende fare tesoro delle esperienze già sviluppate in altri territori per rendere il territorio regionale terreno fertile per la creatività. 

Artisti in residenza 2022

Elena Fedeli

Fotografa, cineasta, autrice, laureata in Architettura con una tesi in fotografia (IUAV-
Venezia) e un background di “Cinema Studies”, nel suo lavoro si occupa della creazione e produzione dell’immagine in tutte le sue forme: fotografia, video-arte, cinema, animazione
e TV, documentario, grafica; ha insegnato direzione della fotografia (AIC – São Paulo, BR);
collabora con la casa editrice Artdigiland (Dublin, IR). Negli ultimi anni incentra la sua
produzione su installazioni video-fotografiche, fotolibri e fanzine, che indagano
principalmente la relazione psiche/corpo/memoria e lo studio del “paesaggio alterato
dall’essere umano”.

Progetto in residenza – MALUPLATZ
“GRANDETOUR / MALUPLATZ – derive visive” è una ricerca fotografica su quella porzione di territorio della città di Potenza, che si dipana tra i luoghi “U-Platz, spazio civico e teatrale ” e il  “Centro Sociale di Malvaccaro”, che ha l’obiettivo d’aggiungere un altro tassello all’indagine sul rapporto “produzione dello spazio”/persona, che in maniera sempre cangiante informa i paesaggi umani. La strategia dei detour è quella di seguire il filo degli indizi di cui i luoghi sono disseminati e cercare di far emergere, attraverso la ricomposizione dei materiali di deriva in “serie di scatti significanti”, i segni e le narrazioni possibili delle trame nascoste, sottese ai territori.

Dino Lopardo / Collettivo ITACA

Si forma come attore nel 2013 presso l’Accademia d!Arte Drammatica di Roma. Contemporaneamente si laurea con una tesi sul radiodramma. Nel 2015 si specializza in sceneggiatura e drammaturgia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Nel 2017 prende parte ad alta formazione “Casa degli Artisti” presso il Teatro Due di Parma. L’esperienza come autore e regista lo porta nel 2021 a seguire un percorso professionalizzante presso l’ERT Emilia Romagna Teatro sulle “Nuove Scritture” e assistente presso l’Elfo Puccini di Milano. Come autore scrive l’atto unico “TRAPANATERRA” semifinalista a InBox ’21 e “ATTESA” miglior drammaturgia al festival INdivenire 2018 di Roma. Ne cura poi la messa in scena vincendo come miglior regia al Roma Fringe Festival 2018. Nel 2019 ottiene il premio miglior spettacolo con l’atto unico “ION” al festival INdivenire di Roma e la sua drammaturgia arriva in finale al premio Carlo Annoni presso il Piccolo Teatro di Milano, successivamente finalista al bando Theatrical Mass 2022. Scrive e realizza il video “NessunoEscluso” promosso da Amnesty International. Successivamente realizza due cortometraggi “PARTECIPARE” con Iole Franco e “VECCHIO” con Leo Gullotta vincendo come miglior corto e miglior attore al festival tematica sociale Tulipani di seta nera e Marateale film festival partner RAI Cinema Channel.

Progetto in residenza – Studio sulla “TRILOGIA DELL’ODIO”

CESSO AFFOGO RIGETTO La morte si conquista giocando tre monologhi indipendenti, ma anche uniti in forma completa da una sequenza progressiva a staffetta: in tutti e tre i pezzi compariranno i personaggi protagonisti di ogni singola storia svelando il loro rapporto e ciò che li collega e accomuna solo alla fine, con l’aggiunta di un atto risolutivo. La residenza si concentrerà su AFFOGO. Le arene di Affogo sono sostanzialmente due: un bagno e una piscina. Il bagno rappresenta l’elemento più intimo e familiare mentre la piscina rappresenta la società. L’attore performer sarà quindi catapultato in dimensioni diverse per indagare scenicamente sull’odio e sulle possibili relazioni con la famiglia e il sociale. Lo stile è un “tragicomico scorretto” caratterizzato da un umorismo “sick”, inteso nell’accezione che ne dà il padre degli scorretti, Lenny Bruce. Il riferimento è dato da una battuta di Lou Costello: «Mia moglie è morta ieri notte, e sul letto di morte mi ha detto: “Se vai con un’altra, esco dalla tomba scavando e ti rovino”. L’ho sepolta a faccia in giù… che scavi pure». Questo è sick, commenta Lenny Bruce. Scorretti e sick sono tutti i personaggi della “Trilogia dell’odio”, i quali esibiscono la propria immoralità e una sgradevole visione del mondo attraverso il linguaggio “tragicomico”. 

Andrea Nolè

Artista polivalente, il suo lavoro di divide tra arte pubblica e installazioni.La sua ricerca artistica è sempre relazionata con lo spazio, che indaga come nella serie di interventi di subvertising realizzati sui manifesti pubblicitari, che costituiscono una forma di intercessione e attivismo sociale più che una vera e propria pratica artistica, contemplando prevalentemente il lato sociopolitico dell’intervento rispetto a quello estetico.

Progetto in residenza – BANDIERE

Bandiere NoèBandiera, da dove deriva questa parola? Alcune fonti ci riportano all’etimologia della parola banda, che deriva dal gotico bandwo, cioè “segno”, “stendardo”, la prima origine di questa parola. Da questa antica lingua germanica, attraverso il latino medievale bandum e bannum, si arriva ad una prima attestazione in italiano nel 1294, già allora col significato principale di avviso, editto, proclama.E dove ci porta questa parola? In un ambiente aperto e frequentato, dove veniva proclamato un particolare annuncio/un editto pubblico. In questa residenza cercherò di dialogare con lo spazio pubblico, la città, o con alcuni luoghi della periferia, attraverso l’utilizzo di differenti linguaggi visivi.